Non sono sparita.
Sono semplicemente incasinata,
felice ma incasinata.
Ho iniziato il corso all’Istituto Alberghiero, ed è abbastanza impegnativo
in termini di tempo ed energie.
Facciamo circa otto ore in cucina ogni giorno, con dei ritmi ai
quali, chi normalmente cucina solo per passione e/o diletto (beh, anche per necessità..) come me, non è certo abituato.
E non sono nemmeno i ritmi di un ristorante, quelli
sono decisamente peggio.
E’ faticoso, ma sto imparando tante cose, le basi della
cucina, le tecniche, quelle che desideravo apprendere da tempo, e quindi va bene così.
Va bene, anche se tra meno di un mese devo affrontare un trasloco,
e ci sono gli scatoloni da fare ed una montagna di cose da organizzare.
Purtroppo non sempre si può pianificare tutto e fare le cose
nel momento più consono.
A volte, quando passa il treno ci devi saltare sopra e
fare qualche sacrificio, perché non lo sai se poi quel treno ripasserà ancora.
Insomma, io su questo treno ci sono saltata sopra, e sono
felice!
Avrei voluto scrivere questo post domenica, ma non ci
sono riuscita.
Ci sono così tante cose da fare nel fine settimana che è andata
così e mi ritrovo oggi a raccontarvi di un qualcosa fatto sabato scorso…pazienza.
Sabato pomeriggio siamo andati a Venezia.
Venezia è bellissima con le giornate terse e
soleggiate.
Certo, direte voi, ogni posto è bello con delle
giornate così…ma Venezia lo è in particolar modo, credetemi.
Dalla Stazione ferroviaria S. Lucia, abbiamo imboccato
il Rio terà Lista di Spagna (Rio terà = canale interrato )
e ci siamo diretti verso Cannaregio.
Superato il Ponte delle Guglie noi abbiamo proseguito
per il Rio terà S. Leonardo e poi girato verso sinistra passeggiando per la
zona della Fondamenta Ormesini e per il Ghetto Nuovo e Vecchio.
Questa zona, appartata e suggestiva, è lontana dai
soliti percorsi turistici, ed è davvero tutta da scoprire (mappa qui).
Il Ghetto Ebraico è
una vera e propria città nella città.
E’ una delle zone più affascinanti di Venezia: rimasta poco turistica, conserva
un carisma tutto suo e l’autenticità
di quartiere vissuto.
Con le sue cinque sinagoghe, il Museo Ebraico e
le altissime case, conserva ancora un piccolo centro di vita ebraica ed è il
più antico e meglio conservato tra i quartieri ebraici del Vecchio Continente.
E’ nato nel 1516, in seguito alle disposizioni del
Governo della Serenissima, che confinava gli ebrei in una zona ben circoscritta
della città, dove gli ebrei dovevano abitare e dalla quale non potevano uscire
dal tramonto all’alba.
Se vi capita di venire a Venezia, non potete mancare
certo la visita a S. Marco ed al Ponte di Rialto, ma considerate anche qualche
percorso alternativo, troverete la vera Venezia, quella frequentata dai
veneziani, la più autentica.
A poca distanza, dopo la Fondamenta degli Ormesini, si
prosegue per la Fondamenta della Misericordia.
Qui è un susseguirsi di locali e
bàcari, con tavolini all’aperto.
Tra questi locali ce n’è uno che è una vera istituzione
da parecchi anni, Il Paradiso Perduto.
E’ la tipica osteria veneziana, un po’ bar un po’
ristorante, ma soprattutto luogo di aggregazione e ritrovo.
Alcune serate sono
dedicate a spettacoli di musica dal vivo.
Il Paradiso Perduto è nato negli anni ’80
su iniziativa di alcuni studenti universitari.
In precedenza nei muri di questo locale ci sono stati una stalla e successivamente la sede di una remiera.
In precedenza nei muri di questo locale ci sono stati una stalla e successivamente la sede di una remiera.
Questo locale è stato pure citato in una canzone dei Pitura Freska, “Pin Floi”, ve la ricordate? Quella dedicata al disastroso concerto dei Pink Floyd nel Bacino S. Marco nel lontano 1985 (..io c’ero...) “Oi ‘ndemo veder i Pin Floi…Persi par persi, ‘ndemo a consolarse, ‘ndemo al Paradiso a inbriagarse..”
L’atmosfera qui è davvero speciale, è possibile
mangiare in piedi di fronte al bancone con un aperitivo, oppure sedersi nelle
lunghe tavolate all’interno, o ancora meglio nei tavolini esterni, vista
canale.
Noi, causa
presenza bimbe piccole, vivaci e non abituate ai canali, abbiamo optato per
i tavoli interni, non abbiamo voluto rischiare il tuffo per ripescarle…
Non aspettatevi piatti
perfetti, ma sinceri e davvero tipici.
Qui trovate i piatti della tradizione, ed i veri cicheti venexiani.
Lo sapete da cosa
deriva la parola cicheti? Dal latino “ciccus”
piccolissima quantità.
La ricetta di oggi, perché?
Perché la preparo abbastanza spesso, è un ottimo
antipasto.
Normalmente si prepara con i ceci ma a me piace molto anche con le
cicerchie di cui vi avevo già parlato anche qui.
Inoltre con l’hummus mi ricollego alla cucina ebraica,
nella quale se ne fa largo uso.
Adesso basta chiacchiere, ricetta e foto!
foto di
Roberta Morasco © Facciamocheerolacuoca?
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